Politrasfusi e patente di guida

Le malattie in generale provocano fastidiose ripercussioni sulla sfera sociale dell’individuo, costringendolo spesso a modificare stili di vita ed abitudini.

Tra le limitazioni che costringono una persona malata, forse una delle peggiori è il coinvolgimento delle capacità di spostamento dell’individuo sia per ragioni oggettive (menomazioni degli arti, diminuzione delle capacità motorie), sia per i muri burocratici che un malato si trova innanzi.

Anni di visite mediche, appostamenti mattinieri in lunghe code davanti a fantomatici sportelli delle USL, pacchi di carta da bollo e raccomandate con ricevuta di ritorno.

Uno di questi ostacoli è rappresentato dal rilascio o dal rinnovo della patente di guida: come è ovvio la presenza di handicap fisici limita certamente le capacità di guida, meno ovvio è il tentativo di limitare le capacità di spostamento di coloro che sono affetti da malattie del sangue.

Eppure, secondo un decreto del 1988 chiunque fosse riconosciuto affetto da patologie legate al sangue, doveva essere automaticamente sottoposto ad una riduzione delle possibilità di guida offerte dalla patente. Dopo l’interessamento dell’Associazione Politrasfusi Italiani e della Libera Associazione contro la Thalassemia di Catania, con una lettera del 2 dicembre 1988 il Ministero della Sanità (rif . DGSIP - Div. VII prot. 400.7/1 6. COM.Q/ 1893), rispondeva alla nostra richiesta di revisione del decreto stesso.

 Ecco il testo della stessa: 

“Si fa riferimento ai quesiti pervenuti alla scrivente in merito al D M, citato in oggetto, da parte di codeste Associazioni e si rappresenta quanto segue, sulla base anche degli elementi ali uopo forniti dalla Direzione Generale dei Servizi di Medicina Sociale.

Le “malattie del Sangue", ivi comprese, tra le altre, l’Emofilia, la Thalassemia, le Leucemie, il più delle volte diagnosticate solo occasionalmente, in molti casi consentono al soggetto di svolgere, pressocché regolarmente, le comuni attività quotidiane della vita.

Quando le predette malattie, diventano gravi perché insorgono complicazioni cliniche, quale può essere per esempio una artropatia invalidante, il soggetto, ai Fini dell’idoneità alla guida di veicoli a motore, potrebbe essere rinviato al giudizio della Commissione Medica Locale (art. 4 comma 4 della legge n. 111/88).

il Ministro Donat-Cattin"

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