LIBRO BIANCO

IMMAGINI DEL DRAMMA

 

Un libro bianco per raccogliere e denunciare alcune fra le tante disgrazie nell'ambito dello scandalo del sangue infetto.

A scandalo si aggiunge scandalo: il Ministero della Salute, pur responsabile di quanto fatto e disfatto dai suoi funzionari, rimarrà assente.

Eppure in Italia dal 1970 si sono contratte malattie , quali il virus dell'HIV o dell'HCV, mortali o comunque gravemente invalidanti ad esclusivo beneficio, secondo la Procura, delle speculazioni della case farmaceutiche e di alti funzionari del Ministero della Salute (latitante).

Eppure è accaduto a tutti coloro che sono stati contagiati da trasfusioni di sangue e di emoderivati o vaccinazioni infette.

Come se non bastasse, oltre al danno del contagio, molte di queste persone hanno avuto la beffa del rifiuto dell'indennizzo: prima nessuno li ha informati dell’esistenza della legge; poi, fatta la domanda, a distanza di anni gli interessati o i loro eredi, hanno saputo che era stata respinta in quanto presentata fuori termine.

Un termine, quello di tre anni per l’HCV (epatite), palesemente troppo breve, a fronte dei gravissimi danni, spesso letali, provocati dalla malattia o ancora dalla possibilità che la persona ammalata non sappia , ancora, di averla contratta.

E allora sarebbe più consono indicare in almeno 10 anni, come peraltro già previsto per la contrazione da HIV, il termine per la domanda.

Anche se giustizia sostanziale vorrebbe che fosse lasciata libertà al cittadino malato o ai suoi parenti di decidere se e quando fare la richiesta.

Invece così non è: si è preferito imporre perentori termini capestro e poi, ingolfati gli uffici per scarsezza di personale e soprattutto insensibilità delle istituzioni competenti, a tutti i livelli, lasciare attendere per anni i richiedenti.


Trento 6 novembre 2001


Prima di segnalare alcune vicende, significative della gravità della situazione, vogliamo brevemente riassumere quanto l'Associazione Politrasfusi Italiani denuncia da anni.

Per la situazione di insicurezza del sangue e delle trasfusioni, e per le lungaggini negli indennizzi agli infettati, il comportamento dello stato è scandaloso;

  • pubblicizzazione nonché l'effettiva attuazione della legge sull’indennizzo

  • riapertura dei termini per l’inoltro delle domande.

  • Corrette e tempestive informazioni agli interessati

  • Organizzazione degli uffici e delle persone preposte a dette attività

  • La copertura finanziaria alle Regioni per provvedere agli indennizzi: abbiamo proposto al Ministro di creare un FONDO DI SOLIDARIETA’ come già in altri paesi europei, ad integrazione dell'indennizzo già riconosciuto per legge ai ricorrenti. Attualmente la legge 210/92 ha individuato lo Stato quale unico ente pagatore.

  • NOI CHIEDIAMO che le risorse finanziarie per gli indennizzi vengano reperite presso le aziende farmaceutiche con una percentuale sui proventi ricavati dalle attività incriminate. Non bastano le responsabilità personali.
    Abbiamo informato il Ministro del fatto che non viene rispettata dalle Regioni la lettera da lui inviata appena insediato: molte Regioni non solo non hanno ancora individuato un responsabile per i procedimenti, ma addirittura conservano le pratiche di indennizzo in cartoni ancora imballati! 

  • L'introduzione di una fascia intermedia di indennizzo da destinare a chi sia stato infettato in seguito a trasfusioni ma non rientri nelle categorie di legge. A tali persone non viene attualmente riconosciuto indennizzo alcuno, laddove nelle notifiche si legge: “Sì, esiste il nesso causale tra l’infezione e la terapia ma NON ASCRIVIBILE a nessuna categoria….” Il tutto avviene perché i parametri di valutazione delle transaminasi variano da CMO a CMO.

  • L'aumento automatico dell’indennizzo mensile, nella misura del 50%, ai soggetti che presentano la doppia patologia HIV ed Epatite, come recita la legge, a tutt’oggi disattesa. 

  • L'aumento automatico, da 50 a 150 milioni, dell'indennizzo previsto per i deceduti che rientravano nella vecchia previsione della legge 210/92; a tutt'oggi, di fatto, gli indennizzi non vengono aumentati, disattendendo le norme attuali. 

  • L'estensione dell'indennizzo ai contagiati da HIV o da HCV a seguito di trapianto d’organo o da esposizione in ambiente dialitico a sangue proveniente da persone HIV positive o HCV positive. 

  • L'estensione dell'indennizzo agli operatori sanitari che presentano danni irreversibili a causa di epatiti (e non solamente da virus HIV come previsto dall'attuale normativa) contratte in seguito al lavoro che svolgono nelle strutture sanitarie.

  • Informazione alle regioni, ma soprattutto ai medici di base, riguardo l’esenzione totale del ticket, spettante ai politrasfusi, anche dell’importo della ricetta medica, esenzione riconosciuta con il cod. 90, secondo la legge 210/92 e successive modifiche. 

  • Il decollo del Piano Sangue Nazionale che renda l’Italia autonoma ed autosufficiente. In città come Roma, Bari, Napoli, Olbia, Palermo attualmente manca il sangue. In questi mesi in molte città e regioni italiane si arriva ad una carenza anche drammatica, manca l'albumina, il globulo rosso, mancano i componenti del sangue che si separano, molto importanti per salvare delle vite umane.

  • La sanzionabilità penale, e il conseguente risarcimento di ogni danno derivante al ricevente, per gli episodi di rarefazione dei prodotti sul mercato utilizzati come strumento per la lievitazione dei prezzi.
    I centri di coordinamento regionali non funzionano nella totalità, non trasmettono tutti i dati delle trasfusioni e solo il 40% risponde ai requisiti che l’I.S.S. richiede. Noi ci domandiamo quali sono le certezze che il cittadino può avere, se proprio l’organo preposto non solo è impossibilitato ad aver i dati necessari sulla sieronegatività ma lo stesso non svolge i compiti che la legge 107/90 gli impone fare, sia in termini di controllo che di azione verso chi non svolge appieno i suoi doveri. 


La situazione attuale.

La legge 210/92 e successive modifiche prevede un massimo di 150 milioni per ogni persona deceduta a causa delle conseguenze dell'assunzione di sangue, emoderivati o da vaccinazioni infette, e somme che variano dai 10 ai 15 milioni per quei soggetti che, pur avendo contratto l'Aids o l'epatite C, sono ancora vivi.
Un terzo dei Politrasfusi infettati che hanno fatto ricorso sono morti: ad oggi si contano 1.345 deceduti per epatite o per aids o per entrambe le patologie. La legge 210/92 sugli indennizzi prevede dei risarcimenti irrisori.
Il tribunale di Roma, con l’ultima sentenza ha stabilito che "il Ministero della Salute, riconosciuto come esclusivo responsabile delle infezioni, ha violato i doveri di prudenza, diligenza, imparzialità e legalità, ponendo in essere comportamenti illegittimi quali il mancato controllo sul sangue e sugli emoderivati ed il mancato ritiro degli stessi dalla distribuzione perché non trattati in modo idoneo". Perciò chiediamo al Ministero della Salute di adeguarsi a quello che avviene negli altri Paesi europei, nei quali per i casi di morte le somme variano da 500 milioni ad un miliardo.

Basti pensare che 4 emofilici gravi carenti del fattore VIII su 10 sono diventati sieropositivi, e 6 emofilici gravi carenti del fattore IX su 10 sono diventati sieropositivi, mentre la coltre totale degli emofilici, il 94%, ha contratto le infezioni di epatite.


Anche in sede giudiziaria i ritardi pesano gravemente sull'attuazione dei diritti dei contagiati da sangue infetto. E’ notizia di questi giorni che il Ministero della Giustizia ha emesso i mandati di pagamento come stabilito dalla Corte Europea per circa 2 mld a favore di un primo gruppo di persone colpite (esattamente 49); l'importo pro capite varia da un minimo di 20 ad un massimo di 60 milioni di lire. La decisione della Corte Europea ha assegnato tali somme a titolo di risarcimento per le lungaggini processuali subite dagli emofilici (ed eredi di emofilici deceduti) che avevano intentato causa contro il Ministero della Salute, al fine di vedere riconosciuto il danno biologico per il contagio di epatite ed aids tramite sangue infetto.

Così recita la sentenza della Corte Europea :
(n° 44814/98, 45401/99, 45732/99, 47463/99 et 47724/99) Règlement amiable
M.A. et 81 autres ressortissants italiens se plaignaient, sur le terrain de l’article 6 § 1, de la procédure civile à laquelle ils étaient parties et concernant des hémophiles qui avaient été contaminés par le virus de l’hépatite B ou C, ou par le HIV, ou encore qui avaient développé le sida, à la suite de transfusions sanguines. L’affaire a été rayée du rôle après un règlement amiable aux termes duquel une somme sera versée à chacun des requérants au titre du dommage moral (soit 4 550 000 000 ITL au total) et la somme globale de 35 000 000 ITL versée au titre des frais et dépens.

SANGUE “SPORCO” = MAFIA!
La mafia non è solo quella che spara ma è anche quella che ha “avvelenato” il sangue dei cittadini italiani per trarne lucrosi profitti.

Politrasfusi malati in AIDS al 30.06.2001
- dati fonte ISS. del Ministero della Salute

Adulti

Emofilici 332
Trasfusi 412

Bambini

Emofilici 15
Trasfusi 12

Partner

Emofilico/trasfuso 69

TOTALE 840

 

MANCANO LE PERSONE SIEROPOSITIVE E QUELLE CON LE EPATITI

Deceduti al 28 ottobre 2001: 1.345
Fonte Associazione Politrasfusi Italiani.
Di cui:
(634 per hiv + 674 per epatite + 37 morti bianche da vaccinazione)

DESCRIZIONE CASI

Caso 1 (pagina 08)

Marzo 2000: "Si, esiste il nesso di causalità fra la somministrazione di emoderivati e l'infermità"
Ma la domanda è RESPINTA in quanto "NON è stata presentata nei termini di legge",
La domanda era stata presentata nel 1995 quando il bambino richiedente era vivo: è morto nel febbraio del 1998. 

Caso 2 (pagina 09)

La Commissione Medico Ospedaliera di Torino riconosce l'esistenza del nesso di causalità fra le trasfusioni e due infermità: epatite cronica HCV e infezione da HIV. 
Però riconosce tempestiva soltanto la domanda di indennizzo per l'infezione da HIV e non anche per l'epatite. Ha senso tutto ciò?
Il malato, doppiamente sofferente, perde la maggiorazione del 50% sull'indennizzo per la doppia patologia.

Caso 3 (pagina 10, 11, 12)

6 febbraio 2001: "Si, esiste il nesso di causalità fra la trasfusione e l’infermità cirrosi epatica HCV correlata" ascrivibile alla TERZA categoria.
Ma la domanda è RESPINTA in quanto "NON è stata presentata nei termini di legge". La signora infettata ha presentato ricorso in data marzo 2001 contro la decisione della CMO, ma il 18.7.01, mentre attendeva la risposta, la cirrosi, che non ha atteso, l’ha uccisa.
Il ricorso è tuttora pendente !

Caso 4 (pagina 13, 14, 15, 16)

Un giovane emofilico malato nel 1995 presenta domanda di indennizzo per HIV e HCV.
Il 1.11.1996 il ragazzo muore per complicanze da HIV ed HCV. 
La risposta è arrivata il 20.9.2001.
E’ questo l'ennesimo caso in cui la risposta alla domanda di indennizzo è intervenuta dopo la morte della persona infettata.

Caso 5 (pagina 17, 18, 19, 20)

L'indennizzo, spesso riconosciuto a distanza di anni dall’inoltro della domanda, altrettanto spesso non trova più vivo il richiedente.
Viene allora corrisposto agli eredi - in questo caso i genitori del ragazzo defunto – i quali dovranno anche pagare le tasse di successione sull'indennizzo: oltre il danno la beffa!

Caso 6 (pagina 21)

Ad ingiustizia segue ingiustizia più grande! 
Il marito, contagiato da sangue infetto a causa di trasfusioni, fa domanda di indennizzo ma la risposta, che ancora una volta arriva agli eredi, è negativa per il ritardo nella presentazione della domanda.
Nel frattempo la moglie si accorge di essere stata contagiata dal virus dell'HIV dal marito e presenta domanda di indennizzo.
Anche questa domanda viene respinta: non ha diritto all’'indennizzo in quanto è stata contagiata da persona cui è stato negato l'indennizzo!

 

Caso 7 (pagina 22, 23, 24)

La persona è morta di cirrosi in conseguenza di epatite post-trasfusionale.
Finché è stato in vita, i medici hanno sempre negato la riconducibilità dell'infezione alle trasfusioni, nonostante ne sussistessero tutti i presupposti. Dopo il decesso, la moglie chiede il nostro intervento: l'Ospedale Monaldi di Napoli, dove sono state effettuate le trasfusioni di sangue infetto, rivede drasticamente la sua posizione, e certifica la sussistenza del nesso di causa.
Ma nel frattempo i termini sono scaduti. 
Il nesso di causalità non poteva essere riconosciuto senza l'intervento dell'API???

Caso 8 (pagina 25, 26)

Il Ministero della Salute afferma che il contagio dell'epatite C tramite rapporto sessuale è possibile – in rari casi - solamente da uomo a donna, mentre è escluso il contagio da donna a uomo. 
Ma ai signori in questione è successo esattamente il contrario: la moglie, come riconosciuto dalla stessa C.M.O. ha contratto l'infezione HCV in seguito a trasfusione e l'ha quindi trasmessa al marito per via sessuale. 
Tutto ciò viene riconosciuto formalmente in quanto al marito viene riconosciuto l'indennizzo per "contagio da coniuge". Dove sta la verità??

Caso 9 (pagina 27)

I danneggiati da vaccinazioni hanno diritto all'assegno una tantum per il periodo compreso tra il momento del contagio ed il riconoscimento dell'indennizzo (la cosiddetta retroattività dell'indennizzo); i danneggiati da trasfusioni NO. 
Lo ha deciso la Corte Costituzionale: il Giudice delle Leggi che dovrebbe assicurare l'applicazione del principio di uguaglianza !!!!

Caso 10 (pagina 28, 29)

Il Ministero della Salute ha dichiarato che a partire dal 1990 non si sono registrati casi di vaccini infetti: la CMO di Roma ha riconosciuto “SI esiste il nesso causale fra la vaccinazione e la conseguente infermità ad una bambina nata in data 8/3/1991.
Dov’è la verità ?? Perché non c’è mai chiarezza ??

Caso 11 (pagina 30)

Due coniugi: il padre nel 1985 contrae HIV a seguito di trasfusioni, la madre nel 1987 contrae l’AIDS dal marito, entrambi muoiono (il padre nel 1987 la madre nel 1992).
Nel 1997, morti i genitori, la figlia presenta domanda di indennizzo quale erede.
Il 21.3.2000 il Ministero della Salute risponde che: la CMO di Torino con verbale n. 2188 del 6/11/98 “SI esiste nesso causale tra la trasfusione e l’infermita’: AIDS e conseguente decesso, ascrivibile alla PRIMA categoria della tabella A, allegata al D.P.R. 30 dicembre 1981, n. 834”.
La Commissione Medico Ospedaliera di Torino, ha altresi’ espresso il seguente giudizio di tempestivita’ della domanda: “La domanda NON e’ stata presentata nei termini di legge”.
Il ricorso è tuttora pendente !

Caso 12 (pagina 31)

Il danneggiato è un emofilico dalla nascita e contrae epatite cronica HCV correlata, in seguito all'assunzione di emoderivati. 
Nessuno, né i medici né le strutture che il malato è obbligato a frequentare, gli dice che esiste una Legge per ottenere un indennizzo.
Quando finalmente ne è venuto a conoscenza, riceve la consueta risposta: "SI esiste nesso causale……. ma la domanda NON è stata presentata nei termini di legge"!!!!




Per il Consiglio Direttivo
Angelo Magrini

Trento 6 novembre 2001


TRENTO 6/11/2001

I NUMERI DELLO SCANDALO DEL SANGUE INFETTO:

27 persone per le quali la Procura di Trento ha chiesto il rinvio a giudizio per epidemia dolosa.

1340 Politrasfusi individuati come parte lesa a Trento contagiati da epatite e/o aids (sono solo emofilici).

9 sono gli Stati individuati come parte lesa a Trento: Italia, Egitto, India, Israele, Romania, Svizzera, Taiwan, Tunisia, Turchia,

409 Politrasfusi deceduti per aids dal 1982 al 1998 per cause da imputare ad emoderivati infetti (sono solo emofilici).

1.500.000 di pagine di atti prodotti dai magistrati nel corso delle indagini durate oltre 10 anni

44.500 sono le richieste di indennizzo presentate al Ministero della Salute fino al 31/07/2001 da persone infettate o di epatite o di aids per
cause del sangue infetto.

315 emofilici e/o loro famigliari hanno fatto causa civile contro lo Stato italiano presso il Tribunale Civile di Roma sez. 1’ sentenza 21060 
del 27/11/1998.

81 emofilici che hanno gia’ ottenuto dalla corte europea di Strasburgo un anticipo che varia da un minimo di lire 20 milioni ad un massimo di 
60 milioni sentenza 62976/00 del 11/11/2000.

2.500 stima totale dei mld occorrenti per il risarcimento delle parti lese.

   

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