Consenso disinformato

 LE DIRETTIVE TROPPO SPESSO DISATTESE 

Ancora una volta il fiume delle buone intenzioni è straripato, perdendosi nei rigagnoli dell’i­gnoranza e della disinformazione.

L’ottenimento del cosiddetto consenso informato, da parte del cittadino ricevente il dono del sangue, consenso che prevede (vedi decreto del 24/1/91 art. 19) un’informazione riguardo le possibilità di contagio virale che questa pratica comporta, è stato con­siderato dalle Associazioni, dal Ministero, dagli esperti, una conditio sine qua non per la pratica trasfusionale.

All’atto pratico gli entusiasmi della vigilia si sono scontrati con le ataviche e funeste ma­nifestazioni dell’omertà e dell’ignoranza, che quando ven­gono praticate dal cittadino sono condannabili, ma quan­do vengono sistematicamen­te adottate dal personale sanitario sono indice di mene­freghismo o, peggio malafede.

Da dati in nostro possesso risul­ta infatti che in molti centri ospedalieri la pratica realmen­te adottata è quella del consenso disinformato. Disinfor­mato perché più comodo, meno impegnativo, sgravato di responsabilità. A tutto ciò si aggiunge la mancanza di di­rettive precise e circostanzia­te da parte delle Direzioni Sanitarie.

Noi non vogliamo che la no­stra salute sia una responsabilità, nel termine negativo del­la parola, per alcuni operatori sanitari: noi vogliamo sempli­cemente un servizio onesto, svolto in tempi e termini uma­namente accettabili e corre­dato da un’informazione corretta.

Un controllo sulle cartelle cliniche, dove deve risultare apposta la firma del trasfuso che ha accettato i rischi derivanti da questa pratica, è di effet­tuazione semplicissima, non serve altro che questo tipo di controllo, unito alla elargizione di pesanti richiami nei confronti del personale che si dimentica di far mettere questo po’ d’inchiostro, per rimediare, almeno in parte, alle mancanze finora commesse.

Un po’ d’inchiostro, abbiamo scritto, che assume però fon­damentale importanza: sia per il fatto in se stesso, sia per il ribadimento del principio che è il cittadino a disporre della sua salute e non lo Stato a disporre della salute del citta­dino.

 IL PIEMONTE SI ADEGUA ALLE DIRETTIVE NAZIONALI 

L’Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte, si è premunito di inviare un memorandum a tutte le USSL della regione, inerente la norme applicative per ottenere il “consenso informato” da parte dei cittadini che devono essere sottoposti a terapia trasfusionale.

Oltre alle esortazioni all’ottenimento di detto consenso (esortazioni che purtroppo vengono spesso disattese), è stato distribuito anche un fac-simile di modulo atto ad ottenere da parte del cittadino il consenso.

Piuttosto che dilungarci sull’utilità di questa operazione, preferiamo proporvi il testo del modulo, affinché possiate prenderne atto personalmente:

Il sottoscritto ....................................................................................................... 
nato a .................................................................... il ........../........../..........
ricoverato presso la Div/Catt............................................................... dichiaro di essere stato informato dal Dott. ................................................:

della mia personale situazione clinica che può richiedere terapia trasfusionale;

degli effetti benefici e dei rischi che essa comporta;

delle eventuali alternative (autotrasfusione e emodiluizione) possibili in chirurgia elettiva e, comparativamente, dei loro vantaggi 
e indicazioni;

delle conseguenze che possono derivarmi dal rifiuto della trasfusione ed in particolare……..;

della necessità che, nel mio interesse, io segnali preventivamente malattie, precedenti trasfusioni, reazioni post-trasfusionali, interventi 
subiti, terapie pregresse o in corso, nonché eventuali manifestazioni tossiche od allergiche sofferte in passato;

che la trasfusione di sangue ed emoderivati rappresenta una terapia non esente da rischi sia dal punto di vista della trasmissione di 
malattie infettive (epatite, AIDS, ecc.) che da quello immunologico;

che tutte le indagini prescritte dalla legge sono state eseguite sul sangue del donatore per rendere la terapia il più sicura possibile e che i 
medici curanti praticheranno questa terapia solo in caso di stretta ed assoluta necessità ed indicazione.

Acconsento/rifiuto volontariamente all’esecuzione della terapia trasfusionale.

Data ...../...../..... Ora ............................ 

Firma ....................................................

Dichiarazione del medico che ha raccolto il consenso/rifiuto.

Io sottoscritto Dott. .......................................................... confermo ed attesto, in modo consensuale alla dichiarazione del Sig. ................................ che lo stesso, a mio avviso, ha interamente compreso tutto quanto sopra esposto, punto per punto.

Data ...../...../..... Ora ............................ 

Firma ....................................................

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