Prevenzione delle malattie emergenti, oltre l'AIDS

I virus presenti nel territorio nazionale sono il virus dell’epatite A, B, C, D, G (HAV, HBV, HCV, HDV, HGV), il virus dell’HIV nonché le Malattie Sessualmente Trasmesse (MST).
I fattori più importanti che hanno contribuito a ridurre l’endemia sono il controllo dei comportamenti si ogni singolo individuo, ed una efficace educazione sanitaria da parte delle Associazioni di Volontariato.
Le epatiti virali rimangono nondimeno un importante problema di sanità pubblica in Italia, sia in termini di morbosità che di mortalità più dell’AIDS. Si verificano ogni anno alcune migliaia di casi acuti di malattia e muoiono per cirrosi ed epatocarcinoma attribuibili ai virus epatitici oltre 10.000 persone.
Da un recente studio multicentrico appare che il virus C ed il virus B sono responsabili rispettivamente del 76% e del 17% dei casi di epatocarcinoma.
L’obiettivo di questo documento è quello di evidenziarne le principali modalità di trasmissione e di proporre le strategie opportune di prevenzione primaria.

  Epatite A.  
I casi estivi del 1997 di epatite di tipo A avvenuti in Puglia si evidenzia in modo particolare che il problema è da un lato di educazione ed informazione sanitaria mentre dall’altro lato è un problema ambientale che in molti casi manca la certificazione della provenienza controllata dei frutti di mare in vendita al pubblico, in mancanza dei controlli dei marcatori di microbiologici di inquinamento fecale (E. Coli, enterococchi, enterovirus) negli specchi di acqua destinati alla coltivazione dei frutti di mare e nelle acque ad uso irrigo terreni coltivati a frutta e verdura.

  Epatite B.  
L’epatite B si trasmette per contatto con sangue o altri liquidi biologici contenenti l’HBV. Le principali modalità di trasmissione sono quella perinatale (sono a rischio i neonati che nascono da una madre portatrice del virus), intrafamiliare ( presenza nel nucleo familiare di un portatore cronico di HBsAG), sessuale, iatrogena, da trattamenti estetici, da tossicodipendenza per via endovenosa.

Dopo l’introduzione della vaccinazione dei nuovi nati la trasmissione perinatale è quasi scomparsa in Italia mentre si verificano ancora infezioni all’interno di famiglie con un portatore cronico di virus; questi ultimi eventi sono in teoria prevenibili attraverso la vaccinazione dei conviventi, ma, per disinformazione o per carenze delle strutture adibite all’offerta del vaccino, molti soggetti non si vaccinano pur sapendo di avere un portatore cronico in famiglia.
Numerosi studi e le esperienze emerse al 12th World AIDS di Ginevra, maturate da molti paesi più di 80 di tutti i continenti, hanno dimostrato l’efficacia della vaccinazione anti-epatite B non solo nella riduzione della morbosità della malattia e della prevalenza dei portatori cronici, ma anche nella riduzione della incidenza annuale di carcinomi epatocellulari primitivi in età infantile e giovanile. E’ perciò possibile affermare che quella contro l’epatite B è, ad oggi, la sola vaccinazione disponibile contro una forma di cancro.
La legge italiana prevede l’obbligatorietà per il test HBsAG nelle donne gravide nel III trimestre di gravidanza al fine di identificare i neonati che dovranno essere trattati alla nascita con gammaglobuline e vaccino.
Il vaccino viene offerto gratuitamente alle categorie di soggetti a rischio non rientranti nell’obbligo vaccinale (Cfr. D.M. 4 ottobre 1991 e D.M. 22 giugno 1992), quali:

operatori sanitari, sia in rapporto di impiego che impegnati in attività di volontariato, ricerca e studio; 

conviventi con portatori cronici di HBsAG; 

politrasfusi, emofilici, dializzati; 

tossicodipendenti; 

omosessuali; 

soggetti dediti alla prostituzione; 

forze dell’ordine (tutte); 

addetti alla raccolta, trasporto, smaltimento dei rifiuti; 

personale addetto alla raccolta sangue e dei suoi derivati; 

personale medico, paramedico et. 

  Epatite C.  
L’epatite C si trasmette per via parenterale con modalità che vanno dalla trasfusione di sangue a quella mediante interventi chirurgici e trattamenti estetici, alla via sessuale, all’uso di droghe per via endovenosa.
Dai dati SEIEVA 1994-1996, emerge che gli interventi chirurgici, terapia odontoiatrica ed i trattamenti estetici sono un fattore di rischio, rispettivamente, nel 18%, 28% e 33% dei pazienti con infezione da HCV, gli interventi ostetrico-ginecologici espongono ad elevato rischio di contagio.
V’è, inoltre, evidenza di trasmissione dell’infezione da HCV attraverso strumenti endoscopici; pertanto, oltre all’impiego di materiale monouso, è necessario osservare attentamente le norme di sterilizzazione degli strumenti e di qualsiasi materiale utilizzato per interventi chirurgici, terapeutici o diagnostico invasivi (la stessa prevenzione è valida anche per il rischio AIDS).
L’epatite di tipo C, in assenza di fattori di rischio aggiuntivi (alcool, emosiderosi), la progressione dell’epatite cronica C verso la cirrosi è spesso lunga, di circa due decenni in media dal momento del contagio. In molti pazienti la malattia decorre in modo indolente e non altera la qualità della vita.

 


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