Chi sono i Politrasfusi Dove siamo La storia
Come è nata l'Associazione degli Emofilici e Politrasfusi italiani? Politrasfusi e unità d'intenti La storia del marchio API
La storia dell'API

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Il passato





  1979  

Nasce l’Associazione Piemontese Emofilici (A.P.E.).

 

  1982  

Iniziano i primi contagi di AIDS a causa di sangue infetto che verranno pubblicamente ammessi solo nel 1990.

  1983  

Angelo Magrini, a causa di un incidente, inizia a fare infusioni di emoderivati. In ospedale, il suo compagno di stanza, ricoverato anch’esso per un incidente, contrae l’AIDS e muore dopo pochi anni.

  1985  

Il primo test sull’AIDS diventa pubblico e l’Associazione Emofilici Piemontesi inizia la sua battaglia per garantire che il test venga eseguito obbligatoriamente sul sangue donato in Italia e di importazione, onde evitare che i donatori possano essere malati.

  15/1/1988  

il test diventa obbligatorio. Nello stesso anno si svolge l’Assemblea della Fondazione Nazionale dell’Emofilia, in cui si rende pubblico che la Fondazione Emofilici ha fatto ostruzionismo e non ha collaborato con l’Associazione Emofilici Piemontesi per la promozione del danno biologico per gli infettati . Si propone di creare una nuova compagine gestita da emofilici per la salvaguardia della loro salute: nasce così una struttura nazionale che prenderà il nome di "Associazione Politrasfusi Italiani".

Le prime lotte dell’Associazione sono a favore della tutela e dell’appoggio morale ai genitori dei bambini calabresi emofilici Rocco Micò e Christian Galluccio, deceduti a causa del contagio da AIDS per emoderivati. Durante la battaglia legale contro lo Stato, l’Associazione appoggia le famiglie e le sostiene.

Nel frattempo il test sull’AIDS diventa obbligatorio sul sangue donato ma non sugli stock che sono stati smaltiti tra il 1983 ed il 1988.

Contemporaneamente, l’Associazione inizia una lotta sulla definizione etica della malattia AIDS: non si è concordi sulla definizione restrittiva data dal Papa e dal Ministro Donat Cattin, i quali definiscono l’AIDS una "malattia della morale". L’Associazione riesce a far definire l’AIDS una "malattia dei comportamenti": infatti, troppe persone hanno una morale sana ma a causa di eventi non dipendenti dalla loro volontà hanno contratto il virus.

  1989  

L’Associazione Politrasfusi Italiani denuncia il Ministro della Sanità per aver autorizzato l’uso di sangue infetto raccolto negli stock tra il 1983 ed il 1988, quando il test sull’AIDS non era ancora obbligatorio per legge.

  1990  

L’Associazione riesce a far ufficializzare anche il test dell’Epatite C sul sangue donato, ma purtroppo tale controllo non viene esteso anche agli emoderivati d’importazione.

 
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Il presente

  1991  

Il ministro della sanità De Lorenzo autorizza una pubblicità volta a tranquillizzare l’opinione pubblica. Lo slogan era "Il cittadino può stare tranquillo perché con i controlli obbligati dallo Stato, non ci sono più rischi di AIDS o Epatite C durante le trasfusioni". (inserire la pubblicità originale)
Tale comunicazione viene giudicata dall’Associazione Politrasfusi Italiani falsa ed ingannevole perché accompagnata dalla diffusione di cifre rassicuranti, purtroppo non veritiere. Infatti, i dati sono interpretati non correttamente e le stime dei contagiati sono errate. Angelo Magrini, quale Commissario della "Commissione Servizi Trasfusione Sangue" del Ministero della Sanità, pubblica i dati reali, nei quali si parla di 1 morto di AIDS ogni 20 morti di Epatite C a causa di trasfusioni infette.

Proprio in questo anno Magrini, a causa di una trasfusione, viene infettato dal virus dall’Epatite C.

 

  25/2/1992  

Il governo approva la legge 210/92 sul danno biologico che sancisce un indennizzo alle persone che hanno contratto l’AIDS o l’Epatite C in seguito a trasfusioni. La legge limita l’intervento dello Stato nei confronti dei contagiati: ne esclude i dializzati, i trapiantati ed i contagiati da strumenti contaminati. (Inserire il testo della legge visionabile cliccando).

La domanda di indennizzo deve essere presentata entro tre anni dall’avvenuto contagio ma lo Stato non ne fa una comunicazione capillare e riceve solo 300 domande durante l’anno.

Grazie all’impegno dell’A.P.I. per la diffusione della conoscenza della legge, nel 1999 le domande superano le 40.000.

  1993  

In Germania scoppia lo scandalo sul "sangue infetto" sollevato dal settimanale "DER SPIEGEL": si scopre che un donatore mercenario, Karlheinz Schmidt, tossicodipendente e malato di AIDS, ha effettuato ben 373 donazioni. Gli emoderivati creati dal suo sangue sono circolati a livello europeo ed hanno infettato oltre 2.000 persone.

L’Associazione Politrasfusi Italiani consegna un rapporto sul "sangue infetto" alla CGIL ed al Ministero della Sanità. Entro pochi giorni avviene il ritiro spontaneo di questi lotti da parte della casa produttrice degli emoderivati, la Immuno, azienda austriaca che negli anni antecedenti all'85 deteneva la quota del 60% del mercato mondiale emoderivati. Di proprietà della Immuno è anche la maggior finanziatrice del giornale "EX", organo d’informazione ufficiale distribuito a tutte le famiglie di emofiliaci e talassemici. Oggi l’Azienda è stata acquisita dalla Baxter-Bayer.

  6/11/1993  

All’ospedale Molinette di Torino, Angelo Magrini preleva dai frigo alcune sacche di sangue infetto del lotto della Immuno che dovevano essere ritirate dal mercato, dimostrando che il sangue era ancora in circolazione con un’etichetta diversa rispetto all’originale. Angelo Magrini viene denunciato dai NAS.

  1998  

Angelo Magrini viene assolto a Pisa dalla causa contro la Immuno.
La legge 210/92 viene modificata e lo Stato viene condannato dal Tribunale di Roma per "…negligenza nei confronti dei cittadini" ed obbligato al risarcimento dei contagiati.

La sentenza 21060 del 27.11.’98, emanata dal Tribunale Civile di Roma Sez. I, ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della Sanità per i danni fisici e morali riportati dalle persone contagiate a seguito delle somministrazioni di sangue e/o emoderivati.
La sentenza condanna il Ministero della Sanità per avere, sino al 1991, negligentemente ritardato il ritiro dei farmaci non trattati al calore virucidico.
Secondo tale sentenza, pur essendo noto che negli anni ‘70/’80 si erano sviluppate l’infezione da Epatite e poi quella da AIDS - e che queste erano evitabili col trattamento a caldo antivirucidico - il Ministero attese sino al 1988 per disporre l’obbligo del ritiro dei farmaci non trattati al calore e solo nel 1993 di quelli non trattati contro l’Epatite C.
Il Ministero della Sanità è stato quindi condannato a risarcire economicamente il danno ad ogni singola persona, dietro causa individuale.
:::[ vedi la sentenza ]:::

  1999  

In seguito al danno morale riconosciuto dal tribunale nel 1998, l’Associazione Politrasfusi Italiani si costituisce parte civile nei confronti dello Stato e delle case farmaceutiche.

  2000  

Il risarcimento riconosciuto agli infettati dalla sentenza di Roma del 1998 viene ridotto con sentenza della Corte d’Appello, in seguito al ricorso presentato dal Ministero della Sanità; gli interessati presentano ricorso in Cassazione avverso tale decisione In occasione di questo processo, segnaliamo comunque un’altra vittoria, seppure piccola, per i contagiati: la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo condanna lo stato italiano a pagare 60 milioni di lire ad ogni infettato che aveva intentato la causa, come risarcimento per il danno subito a causa della lungaggine del procedimento (30/11/2000).
:::[ vedi la sentenza ed il commento ]:::

  2001  

Nel mese di giugno il Tribunale di Roma torna ad esprimersi a favore di altri 351 infettati che avevano intentato una causa contro il Ministero della Sanità al fine di vedersi riconosciuto il risarcimento per il danno subito. La sentenza dà ampiamente ragione ai contagiati, andando anche oltre quanto deciso nelle precedenti sentenze aventi ad oggetto la medesima materia: la responsabilità del Ministero viene riconosciuta anche per i contagi avvenuti prima degli anni in cui sono stati approntati i test per i singoli virus.


Oggi, l’Associazione può contare su 4.900 iscritti a livello nazionale e sull’aiuto di numerosi volontari. Speriamo che anche tu possa essere sensibile ai nostri sforzi ed in qualche modo possa aiutarci. Molte persone ti saranno grate per questo. Un grazie da parte loro per il tuo impegno.

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Il futuro

Per il futuro, l’Associazione Politrasfusi Italiani si pone diversi obiettivi con il fine di proteggere i propri assistiti e della salute pubblica in generale:

Istituzione della legge 210/92 e successive modifiche com’era in origine, ossia eliminando la barriera dei tre anni per la denuncia del
contagio dell'epatite ed ampliandone il bacino d’utenza (inserendo i dializzati, i trapiantati e gli operatori sanitari che possono contrarre
l’Epatite C –perché dall’AIDS sono già tutelati - ed i contaminati da strumenti infetti).

Garantire agli orfani o alle vedove di persone emofiliche gli stessi diritti in termini di mantenimento del posto di lavoro, di cui godono i
familiari delle forze dell’ordine, perché anche gli emofilici sono da ritenersi vittime dello Stato.

Diffondere la conoscenza della legge 210/92, i moduli e le informazioni necessarie per presentare la domanda. Potete, infatti, scaricare
direttamente i moduli e le informazioni cliccando qui. 
:::[ Cliccare per vedere i moduli dell'indennizzo ]:::

L’emanazione immediata di un decreto che dia risposte chiare e precise alle persone colpite che hanno contratto la doppia patologia sia
quella dell’HIV così pure quella delle epatiti post-trasfusionali, e l’elevazione in automatico dell’importo totale in misura non inferiore al
50% dell'indennizzo - A questo proposito i politrasfusi stanno aspettando l’adeguamento dal 28-8-95 nel frattempo sono morte 193
persone con la doppia patologia.

Adeguare gli interessi sull’importo totale dell’indennizzo e non sull’importo parziale in automatico.

La modifica della circolare del Ministero del Tesoro n° 546 del 25-6-1994 con la quale si e’ imposto al malato che ha contratto il virus
dell’epatite e/o dell’aids, con scarsa sensibilità nei suoi confronti, di dare prova della propria sopravvivenza.

Emanare i provvedimenti necessari all’attuazione del Fondo di Solidarietà coinvolgendo le industrie farmaceutiche nonché altri soggetti
pubblici e privati, da individuare con decreto del Ministro della Sanità, da emanarsi subito, e devono concorrere al finanziamento del
fondo in ragione del 50% della dotazione finanziaria.

Effettuare il controllo del sangue mediante il metodo " P C R " che permette di identificare direttamente il virus e non l’anticorpo.
Sicuramente è un sistema più costoso ma non ha bisogno del "periodo finestra" che ne verifica la presenza.

Promuovere un’educazione alla donazione rivolta alla gente comune ed al personale medico. Nella campagna rientra la sensibilizzazione
al buon uso del sangue, al predeposito e al non abuso delle trasfusioni. Proprio per il predeposito, ad esempio, esiste una legge che
stabilisce che, dopo aver fissato la data dell’operazione, il paziente può scegliere di depositare il proprio sangue per un’eventuale
necessità trasfusionale causata dall’intervento.
:::[ Clicca per vedere la guida ai diritti degli infettati ]:::

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